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Proteggere la propria barca in porto: cime, parabordi e sistemi di ammortizzazione

  • giorgiomalusa
  • 3 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

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Quando la tua barca è ormeggiata in porto, la tranquillità non è mai garantita al 100%. Correnti, vento, moto ondoso generato da altre imbarcazioni e manovre ravvicinate possono stressare la tua barca, i suoi attacchi e persino i pontili. Una corretta gestione di cime, parabordi e ammortizzatori è fondamentale per proteggere la carena, le sovrastrutture e le attrezzature.

1. Parabordi: la prima linea di difesa

I parabordi sono dispositivi semplici, ma essenziali. Posizionati correttamente lungo i fianchi della barca, assorbono urti e impediscono danni contro banchine, altre barche o ostacoli. Alcuni punti chiave:

  • Dimensione e quantità: parabordi più grandi per barche maggiori e per punti di maggiore impatto. Di solito uno ogni 2-3 metri di scafo.

  • Posizionamento: devono coprire tutte le zone che possono urtare, compresi prua, poppa e punti laterali soggetti a correnti.

  • Fissaggio: usare cime robuste, preferibilmente regolabili, in modo da poter variare l’altezza in base al livello del molo e alle maree.

2. Cime e molle: gestione delle forze

Le cime di ormeggio non servono solo a tenere ferma la barca: devono assorbire tensioni e movimenti. Alcuni consigli pratici:

  • Materiale: cime in polipropilene o nylon elasticizzato assorbono meglio gli urti rispetto alle cime rigide.

  • Disposizione: un buon schema prevede almeno due cime a prua, due a poppa e, se possibile, due laterali per stabilità aggiuntiva.

  • Molle e elastici: inserire molle o elastici tra bitta e cima permette di ridurre le sollecitazioni in caso di forte vento o moto ondoso.

3. Ammortizzatori e soluzioni innovative

Oltre a cime e parabordi, esistono sistemi più sofisticati per proteggere lo scafo:

  • Parabordi “a molla”: assorbono picchi di forza più elevati rispetto ai parabordi tradizionali.

  • Ammortizzatori idraulici o elastomerici: applicabili alle cime principali, riducono notevolmente lo stress sugli attacchi e sulle bitte.

  • Supporti per pontile: alcuni pontili moderni prevedono sistemi integrati che riducono urti laterali, utili soprattutto in porti affollati o soggetti a correnti forti.

4. Protezione di prua, poppa e attacchi sensibili

Alcuni punti della barca sono particolarmente vulnerabili: prua, poppa, attacchi dei cavi di ormeggio e bitte. Per proteggerli:

  • Controllare regolarmente lo stato dei parabordi e delle cime, sostituendo quelli usurati.

  • Posizionare parabordi extra in corrispondenza dei punti di contatto frequenti con altre imbarcazioni.

  • Assicurarsi che tutte le bitte e gli attacchi siano solidi e ben manutenzionati, soprattutto su barche a vela con carichi concentrati.

5. Manutenzione e controlli periodici

Una barca sicura in porto è anche frutto di manutenzione costante:

  • Controllare cime, nodi e parabordi almeno una volta al giorno in condizioni di vento o traffico intenso.

  • Verificare che le molle non siano danneggiate o sfilacciate.

  • Ispezionare punti critici come bitte, bitte a poppa, attacchi sartie e basi dei bulbi.

Conclusione

Proteggere la tua barca in porto significa combinare parabordi adeguati, cime elastiche e ammortizzatori intelligenti. Un approccio attento riduce i rischi di urti, deformazioni della carena e danni agli accessori, preservando il valore e la sicurezza dell’imbarcazione.Anche piccoli accorgimenti quotidiani possono fare una grande differenza: una barca ben protetta è una barca che resiste al tempo, al vento e al movimento del porto.

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